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mercoledì 4 marzo 2026

Rapsodia del sogno

Mentre la notte avvolge 

terra e cielo

e gli uomini e le cose

cedono senza fretta

al tempo dell’incosciente sonno,

insidiosi maturano

gli incubi e i pensieri:

non attendono e incalzano

più di oggi e di ieri.

Ti ritrai lentamente, soccorso chiedi

alla ragione amica

ché questo sonno antico

non si perda in

fatica.

Chiudi in silenzio gli occhi

e rallenti il respiro.

Passerà questo tempo

passerà.


Ti racconti una storia
che ti riporta indietro.
Lo sai ch’è già accaduto
è come un liscio vetro
da cui guardi attraverso:
né odori né rumori
solo sembianze e segni

a stento conosciuti,
ma li ripeti piano
narrandoli a te stessa.
L’alba ti giunga amica
con la luce sommessa
e come una dolce voce
con un raggio soltanto
cancellerà quegli incubi
e il sogno, che è ormai stanco.  
         

Mariaserena Peterlin, oggi -


dal 15 febbraio 2011

venerdì 17 ottobre 2025

Senza interlocutore

 


Ricordi? Ricordi?
Ma no, tu non puoi,
lo so, i miei i ricordi
non sono anni tuoi.

Trasformo in messaggi
il tempo vissuto,
ti mostro i passaggi
del tempo perduto.

Perduto non sempre
se carne e pensiero
ti narro in ricordi;
m’ascolti davvero?

lunedì 3 marzo 2025

 


Di politica non so

 (sonetto caudato)

 




Politico sonetto se non cedi

(la tentazione ch'è assai grande assale)

potresti ritornare in bene il male,

potresti reinventarti ciò che vedi.

 

Politico sonetto piano incedi:

sgomento ascolti un coro artificiale

pretender di divider bene e male,

e sentenziare su presunte fedi.

 

Politica, tu dici, è quell'idea

che sappia innamorare solamente,

e nella luce lasci quella scia

 

che trascinando illumini la via,

che si trasmette solo con la mente

ma che rafforza il cuore a chi si allea.

 

La libertà che ami

vola sublime sul concetto vile

ama l'utilità del ben, non dell'ovile.

(di Maria Serena Peterlin)

domenica 5 febbraio 2023

Mandorlo a Febbraio

 Non ti sorprenda se cambio

e mi vedo diversa, riga in fronte,
mi guardo non illusa nello specchio
cercando in me quello che vorrei
essere, e non sono.


Non ti sorprenda il tempo
che passa e che stagioni tornino
diverse da un attesa convenzione
di frasi finte, fatte di cartone
che io questa non sono.

Come fiorisce il mandorlo a febbraio
così sfida il sorriso, presto il gelo
cricca la resistenza che non cede,
se appena torna verde alle colline
e ne ripete il miele.


sabato 18 dicembre 2021

A MANO


Con una penna docile io scrivo

e scrivo senza ticchettio di tasti

con una penna verde e nera, e basta

a dire d’ogni solco che respiro.

 

(Mare che ti sospinge e ti raggiunge

sono onde dondolanti blu su bianco

onde che t’allontanano dal canto

mare che non raggiungi e ti respinge.)

 

Come pioveva allora, e come piove

su questa lunga pagina l’inchiostro.

Macchie sbavate in lunghe fila nuove

di parole in ricerca, e il senso è vostro.

Mariaserena


domenica 3 gennaio 2021

sale la strada

 

Ad altro,


tra  passi affrettati,

tra spinte di gomiti

aguzzi

feroci richiami



sospingono.

Non conta il tuo passo

non conta,

il respiro sospeso,

affrettato o sorpreso

da ostacoli e inganni.

 

Il sogno riprenda e

rallenti.

Chimera ti spinge,

ma ancora più spesso rallenti.

 

Da fermo  riprendi

E riafferri quel soffio

che è tuo,

Chimere abbandoni,

insegui il tuo canto

tra i sassi,

il tuo passo,

più duri e leali compagni,

più aspri e più veri.

 

A gomito sale la strada,

di rocce nebbiose

e resine antiche.

Riprendi il tuo passo.

Ed il tempo.

mercoledì 30 dicembre 2020

Pure ci sarebbe almeno

luna wp

Se non ci fossero più occhi che contemplano la notte
né case bagnate da un fiume che trasporta
le replicate melodie ascoltate delle terre
lentamente attraversate,

e se non nascesse più la Luna
ad addolcire i sospiri e le lacrime
di noiosi poeti
che si ostinano a piangere per l’amore,
come quei mesti Pierrot
che vivono per lacrimare,

e se pure non ci fossero
abbastanza stelle
a illudere che altrove,
sì forse ci sia pace
e solenni giuramenti alla vita,

pure ci sarebbero almeno
una gonna fiorita e luminosa
e una testa pensosa e china;

e ci sarebbe quel gesto
che accarezza la musica
e la sprigiona dal legno,
dall’acqua, dalla notte,
dal sangue
o dalla vita
che la toglie al suo tempo.

(Maria Serena Peterlin)

martedì 11 novembre 2014

Senza pretese (di mattina sul balcone)


Se di mattina non accendo luci:
dietro ai miei vetri poco grigio intorno,
e sul balcone indisturbati beccano
pettirossi, merli e petulanti
passeri indifferenti
all'alto svolazzare di cornacchie
che sgridano i gabbiani.


Meglio gli sterpi, meglio poche e secche
piante abitate da sparuti insetti.
Meglio le fragole appassite e miti
che cedono ai miei ospiti randagi:
banchetto o rimasuglio non saprei.