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Noventa Vicentina negli anni cinquanta |
Lei era alta
e ben formata, io me la ricordo coi capelli grigi, ma nei suoi occhi brillavano
intuizioni, ironia ed interesse per l’interlocutore. Mi piaceva molto e le
volevo bene. Nella grande famiglia veneta, di mio padre, lei era la figlia
maggiore: un riferimento importante per tutti. Ma per me era anche la zia
maestra: un modello, un’autorità. Una che aveva sempre la risposta giusta, a
volte una sentenza affilata a volte una dolcissima esortazione.
Come si
diventa insegnanti? Anche così: con una zia maestra capace di trasmettere,
quasi emanandola, la dignità di un mestiere che vuoi diventi anche il tuo.
E capisci che
quel mestiere dà un senso non solo a una vita, la tua; ma dona anche ad una
intera comunità una presenza di stile e sapere, senti che può arricchire il
comune patrimonio di tradizioni, di scoperte quotidiane, di esperienze.
Palmira
viveva a Noventa Vicentina ed ha insegnato quarant’anni nelle scuole del
vicentino; quarant’anni che hanno compreso il fascismo, la seconda guerra
mondiale e quella che adesso si chiama anche “guerra civile” ma che noi a casa
chiamavamo la Resistenza.
Allora e
negli anni seguenti la zia Mira ha fatto la maestra elementare.
Erano tempi
in cui a un’insegnante si dava solo del lei.
Chi si era
seduto nella sua classe, tra quei banchi che lei voleva allineati ed ordinati,
si sentiva scolaro della Maestra F... (*) per sempre; e lei era “la signora
maestra” per tutta la vita, anche per le famiglie.
Non è un
eufemismo ricordare quanto duri siano stati quei tempi, ma nessuno l’ha mai
sentita lamentarsi.
Tanti i suoi
insegnamenti per me, ma il più importante per me è stato ricordarmi che ogni
pomeriggio lei preparava le sue lezioni per il giorno dopo.
Ogni
pomeriggio di tutta la settimana, di sei giorni su sette.
Non diamolo
per scontato.
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