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venerdì 17 ottobre 2025

Senza interlocutore

 


Ricordi? Ricordi?
Ma no, tu non puoi,
lo so, i miei i ricordi
non sono anni tuoi.

Trasformo in messaggi
il tempo vissuto,
ti mostro i passaggi
del tempo perduto.

Perduto non sempre
se carne e pensiero
ti narro in ricordi;
m’ascolti davvero?

giovedì 4 luglio 2024

Ricordo di latte

 

La mia lattaia si chiamava Jolanda.
Era una donna di quelle col fazzoletto legato con le cocche dietro la testa e calato sulla fronte; tutte le mattine presto ci portava il latte a casa con un apposito bigonciolo di alluminio ben chiuso dal suo tappo che pendeva appeso a una catenella.


Jolanda mi sorrideva, le guance rosse, le mani da lavoratrice: infilava un mestolo nel contenitore e versava il latte direttamente nel nostro bollitore di alluminio. Mi ricordo il profumo di quel latte appena munto, freschissimo, e ancora crudo.
Sono sempre stata una che aspira i profumi, li cerca. Quel profumo non finirà mai di rallegrarmi mentre mi rattrista tanto che abbiano trasformato il latte in un alimento troppo spesso quasi velenoso. Proprio il latte. Proprio lui.

Oggi il latte non è arriva più dalle nostre mucche, splendide creature generose, ma di qualche ricca multinazionale che lo tratta e forse inquina e che ci intossica, non fa più bene i bimbi. 



lunedì 2 ottobre 2017

Un ricordare sbagliato


Quando ho visto l'immagine odierna di Google, con il disegno animato di due alberoni frontosi e quattro alberelli festosi, mi pare si chiami doodle
 mi sono ricordata della "Festa degli Alberi" a cui, quando facevo le Elementari (che adesso si chiamano invece Primarie) venivo condotta, con tutta la classe, dalla mia scuola. E mi sono anche ricordata che nella città in cui vivevo allora, era novembre, faceva un freddo cane aizzato da una puntuale tramontana e, imberrettata, con le ginocchia nude tra gonna e calzettoni scozzesi, tremavo pregando che finisse presto. La festa intendo.
Ci mettevano in riga, assistevamo alla messa a dimora di qualche piantina e poi via, di nuovo a scuola: a piedi come all'andata.
Invece ho sbagliato ricordo. Pare il doodle sia riferito alla Festa dei Nonni; l'emblema arboreo non saprei quanto, personalmente, mi s'addica. Continuo a soffrire il freddo, a causa del quale non mi posso permettere gonna e calzettoni, altrimenti non esiterei, quanto a chioma ho ridotto le pretese e quanto a radici ben piantate, beh non accetto scommesse.
I miei nipoti sono l'unica cosa corretta: ma sono tre, gli alberelli quattro.
Insomma non ne ho detta una giusta. Privilegio delle nonne è raccontar balle, che qualche volta si chiamano perfino favole.

giovedì 12 aprile 2012

Mia zia maestra


Noventa Vicentina negli anni cinquanta


Lei era alta e ben formata, io me la ricordo coi capelli grigi, ma nei suoi occhi brillavano intuizioni, ironia ed interesse per l’interlocutore. Mi piaceva molto e le volevo bene. Nella grande famiglia veneta, di mio padre, lei era la figlia maggiore: un riferimento importante per tutti. Ma per me era anche la zia maestra: un modello, un’autorità. Una che aveva sempre la risposta giusta, a volte una sentenza affilata a volte una dolcissima esortazione.
Come si diventa insegnanti? Anche così: con una zia maestra capace di trasmettere, quasi emanandola, la dignità di un mestiere che vuoi diventi anche il tuo.
E capisci che quel mestiere dà un senso non solo a una vita, la tua; ma dona anche ad una intera comunità una presenza di stile e sapere, senti che può arricchire il comune patrimonio di tradizioni, di scoperte quotidiane, di esperienze.
Palmira viveva a Noventa Vicentina ed ha insegnato quarant’anni nelle scuole del vicentino; quarant’anni che hanno compreso il fascismo, la seconda guerra mondiale e quella che adesso si chiama anche “guerra civile” ma che noi a casa chiamavamo la Resistenza.
Allora e negli anni seguenti la zia Mira ha fatto la maestra elementare.
Erano tempi in cui a un’insegnante si dava solo del lei.

Chi si era seduto nella sua classe, tra quei banchi che lei voleva allineati ed ordinati, si sentiva scolaro della Maestra F... (*) per sempre; e lei era “la signora maestra” per tutta la vita, anche per le famiglie.
Non è un eufemismo ricordare quanto duri siano stati quei tempi, ma nessuno l’ha mai sentita lamentarsi.
Tanti i suoi insegnamenti per me, ma il più importante per me è stato ricordarmi che ogni pomeriggio lei preparava le sue lezioni per il giorno dopo.

Ogni pomeriggio di tutta la settimana, di sei giorni su sette.
Non diamolo per scontato.