 |
un disegno ritrovato |
Finalmente dalla strada arriva il rumore dei primi
autobus che iniziano il servizio e tracciano nell'aria umida linee nere e suoni
vitali.
Il vuoto notturno si riempie respingendo il silenzio
nel suo ruolo marginale.
Il vento mi porta il fruscio meccanico della
metropolitana che, in quel tratto, corre all'esterno trascinando altri carichi
di uomini.
Nella mia testa tutto ricomincia ad assumere
fisionomie piacevoli e a trascinare suoni intrecciati a musiche.
Anche il vicino di casa inizia la sua giornata e
sento il rumore della sua la doccia che scroscia brevemente. Tra poco il
suo figlio adolescente urlerà, come ogni mattina, che l’acqua calda non arriva.
Sorrido.
Sul pianerottolo le porte si aprono e
chiudono; sento l'ascensore che fila veloce lungo le sue corde d'acciaio.
Mi piace la velocità del suo andirivieni.
I rumori continuano sempre più frequenti e
vari.
Le case si vuotano e la vita si trasferisce
all'esterno.
Marciapiedi e strade, cartelli pubblicitari e nomi
di strade, fari e stop rossi, vetrine, edicole, bar.
Cappuccino, cornetto, briciole per terra, fazzoletti
di carta, risata rauca, voce inquieta: presto presto presto!
Di notte tutto ha angoli retti e luci
perpendicolari: ora le linee e gli angoli si fanno obliqui come la luce scarna
del sole.
Sono ancora in casa mentre l’alba sorge, la finestra
manda in scena il mio spettacolo preferito: le ondate di luce dell’alba che
colorano il cielo e tutto ciò che ci circonda.
"Sul mare già respirano le bianche vele"
cantava una vecchia canzone. Libere nel cielo nuotano parvenze: sono i sorrisi
di chi ama la vita.