Ad un filosofo si attribuisce
un'affermazione secondo cui ogni traduzione è un un po' un tradimento. Dunque
se si traducono testi letterari, in special modo quelli poetici, da una lingua
straniera in, ad esempio, italiano è possibile tradire l'Autore. E penso accada
soprattutto tentando di tradurre in versi altri versi.
Da alunna mi trovavo spesso ad eseguire
le cosiddette versioni in prosa di poesie di vari autori, ma erano innocenti
esercizi, che al massimo potevano meritare una insufficienza.
Cosa accade invece, mi chiedo, quando un
insegnante di Lettere si accinge all'alto impegno di spiegare un sonetto, una
ballata, un poemetto di un Autore italiano alla sua classe?
Non gli può accadere di esser traditore
del testo?
Non può succedergli, specialmente ma non
solo, con autori dello Stilnovo, ma anche con Petrarca o Ariosto o Leopardi o
Montale di tradirli nell'interpretare le loro opere? Non basta, io temo,
amarli.
E lo temo, come temo tutti i modi
sbagliati di amare.