mercoledì 2 novembre 2011

Lexy, l'autostima e le rughe



Lexy non aveva un bel rapporto con il sonno; dormiva sempre sperando che la notte finisse presto e si svegliava almeno tre o quattro volte ogni notte. Di notte non amava nemmeno il silenzio assoluto, cupo che le dava l’impressione di sprofondare nel buio. Tendeva l'orecchio sperando di sentire il rumore del traffico o almeno qualche autobus passare. Se invece c'era silenzio si consolava con il ronzio del frigo che, in cucina,le sembrava mantenesse viva l'atmosfera inconsistente della notte. Amava i rumori della vita; perfino il rumore della doccia del vicino di casa le piaceva e le faceva compagnia. Fin da piccola aveva odiato il silenzio. Lo temeva e lo percepiva come un velo nero di lutto che puntualmente calava nella sua immaginazione, sempre piena di personaggi e colori, spegnendo ogni voce e segno di vita.
Le piaceva pensare e immaginare variazioni a ciò che accadeva. Osservava con attenzione ogni fatto e persona e cercava di capire tutto a fondo per poi rielaborare situazioni e inventare ipotesi di realtà possibili e diverse.
Per questo, appena sveglia era già preoccupata, anche senza motivo.
Quella mattina controllò la sua ansia respirando profondamente.
Come al solito fece un breve cheek di se stessa chiedendosi: come mi sento?
Mi devo preoccupare di qualcosa? Forse no, concluse. Forse tutto bene.
Prese coraggio e ruotò su se stessa scivolando fuori dal letto con le gambe; incontrò il parquet e poi infilò le pantofole maledicendole.
Non mi piacciono queste ciabattacce, pensò, vorrei avere quelle pantofoline con il tacco e le piume di cigno anni 50, quelle viste anni fa nei film di Doris Day e che si indossano con le vestaglie spumeggianti.
Lexy,  invece dormiva coi calzettoni e una comoda maglia di lana bella morbida indossata sui pantaloni di un pigiama a righe, ma avrebbe sempre voluto essere una civettuola donnina di quelle che si svegliano (sempre nei film americani anni 50) con la messinpiega lucente e setosa e infilano i piedini curati nelle babbucce con le piume e addentano ridenti e con nonchalance un croissant profumato dall'alto di una rotonda, ma contenuta taglia 44 di quelle seducenti che non si usano più.
Ma la vita e le sue strane frustrazioni non volevano Lexy così.

Tuttavia Lexy, dopo aver sgranocchiato 35 grammi di fette biscottate che sapevano di segatura al polistirolo e bevuto il caffè, si mise in azione.
Ormai si doveva sbrigare perchè aveva lezione alla prima ora.
Alzò con riluttanza gli occhi verso l'armadietto a specchi del bagno.
Sospirò: capelli come sconvolti e la faccia come arresa.
Il suo viso le piaceva e non le piaceva; no, non l'avrebbe cambiato con un altro, ma certamente qualche cedimento cominciava a farsi strada.
Devo trovare qualcosa in profumeria, ma che non mi provochi le solite allergie, pensò, e che dia un po' di tono a tutta la situazione.
Sul momento, però non si poteva far di più: la solita cremina tuttofare, fondotinta leggero, cipria in polvere e mascara. Brrr, questo mascara, constatò, non vale niente: rischio di arrivare a scuola con gli occhi contornati di brecciolino.
Ok, non scoraggiamoci. Questo pomeriggio si va in profumeria.

La mattinata passò, l'ora pasti anche. La famiglia, sfamata e custodita, era ok.
Lexy mise in atto il suo piano e andò direttamente al centro commerciale.
Parcheggio, scala mobile, il solito frastuono incrociato di brutta musica e vociare indistinto.
Eccoci qui, pensò. Questo grande negozio dovrebbe andare: "Beauty & Fashion". Promette bene.
Lexy era combattuta; avrebbe voluto trovare una commessa che la aiutasse a scegliere velocemente, ma temeva di incontrare una persona troppo insistente. Tuttavia entrò.
- Prenda il cestino! - intimò una voce dietro cui si materializzò una versione irruvidita della Carrie Bradshaw di Sex and the city.
- Cestino ha detto?
- Sì signora, il cestino, quello che ha lì accanto alla porta! – Confermò Carrie la ruvida
- Ma... devo prendere solo cose piccole… borbottò Lexy
- Il cestino lo prenda uguale!
- Va bene. Lo prendo.
- Desiderava ? (E la domanda sembrò stamparsi perentoria nell’aria come disegnata da un laser).
- Ecco appunto, una… una  cremina per il viso.
- Per lei?
Disse Carrie la ruvida squadrandola ai raggi X
- Beh sì, per me.
- Venga!
- Ehem, vengo... sì vengo.
- Questa è l'ultima novità : nutre, idrata, rassoda, purifica, rilassa, riempie e distende le rughe profonde.
- Ma io veramente pensavo a un prodotto più leggero, e poi non vorrei una crema aggressiva.
- Aggessiva? Ma noi non consigliamo creme aggressive
- No perchè, vede, credo che mi basterebbe una crema nutriente..
- Ho capito: ma se lei non interviene adesso quelle che adesso lei vede come piccole rughe peggioreranno e diventeranno rughe profonde.
- Va bene, va bene, per carità ci mancherebbero le rughe profonde.
- Allora la prende? - Incalzò quella.
- Beh.. ssssì, la prendo.
- E per il giorno-notte?
- Ma questa non va bene anche per la notte?
- Ma no! Si mette una volta a settimana: trattamento d'urto! Poi ci vuole il prodotto per la cura quotidiana.
- E sarebbe?
- Ecco qui: un flacone di fluido per l'epidermide precocemente invecchiata e sensibile
- Dice che è il mio caso?
- Beh...  faccia lei; ma meglio prevenire no?
- Ssssì
- La prende?
- Ok la prendo.
- E come contorno labbra? e contorno occhi?
- Ma non avrebbe un campioncino così lo provo?
- Solo campioncini di profumo maschile!
- Ah capisco – concluse Laxy tirando fuori la carta di credito.
- Vede signora? Ecco!
Lexy uscì dalla profumeria con la carta di credito decisamente affaticata, ma tutto sommato speranzosa dai vantaggi e benefici del piccolo investimento. Rimaneva solo il problema di smaltire l'inutile assortimento di micidiali campioni di profumo maschile

Quella sera si dedicò alle solite incombenze, nel dopo cena corresse due plichi di compiti in classe e preparò i libri per il giorno seguente. Poi si infilò la solita maglia e comodi pantaloni del pigiama e si diresse verso lo specchio del bagno. Qui applicò la crema giorno-notte. Uno strato leggero applicato con parsimonia.

Ma poi sognò le rughe profonde.

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